Considerata una volta la “miglior forma di governo”, oggi viene considerata – semplicemente – uno “(…)strumento istituzionale che ci permette di giungere alle decisioni politiche attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare”(Schumpeter, 1954). La democrazia, quindi, smette di essere considerata un sistema di diritti e viene ridotta a un meccanismo elettorale garantito soltanto dall’esercizio del voto.

Può sopravvivere (la democrazia) in quanto strumento istituzionale garantito soltanto dal suffragio universale? Oppure ci sono altri elementi senza i quali non c’è un vero e proprio regime democratico?

Un’elemento chiave da sottolineare è la “capacità di risposta del governo alle preferenze dei suoi cittadini, considerati politicamente uguali”(R. Dahl, 1971) e qui troviamo già un forte punto che mette in discussione le democrazie contemporanee, quale la mancata capacità di risposta da parte gli eletti alle continue domande dei cittadini dovuta a due fattori: Da un lato, ci sono sempre più candidati che, durante le campagne elettorali, tendono a fare promesse irrealizzabili nel loro eventuale governo; Dall’altro, l’indebolimento dello stato-nazione costringe gli attori politici a limitare la propria azione politica all’interno del governo, affrontando da una parte, le realtà locali e dall’altra, il complesso di relazioni internazionali dalle quali non si può prescindere.

Di fronte alla mancata capacità di risposta alle loro domande, inizia a fermentarsi negli elettori un senso di tradimento, di disincanto e di rifiuto nei confronti della politica. Man mano che i politici tendono a dimenticare le proprie promesse durante l’esercizio del governo, gli elettori si allontanano sempre di più dalla partecipazione cedendo alla delusione, al disincanto e all’anomia.

La democrazia, svuotata dai valori che la mantengono in piedi, si trasforma in un rito elettorale privo di senso al quale la maggioranza dei cittadini crede sempre di meno. Se oggi la democrazia viene considerata come la misurazione cittadini secondo un mero conteggio di voti, si lascia da parte l’insieme di valori e principi che la mantengono in piedi. A questo punto, il cittadino non è più il centro dell’azione politica, ma uno strumento o un numero dal quale, di volta in volta, si avvalgono i politici – anche quelli non democratici – per arrivare al potere.

Se invece vogliamo salvare la democrazia laddove (r)esiste ancora, bisogna ridarle contenuto e incentivare la presenza di una cultura democratica che mantenga vivo il dibattito non soltanto per trovare soluzioni condivise ai problemi odierni, ma anche per mettere a confronto dei valori, principi e convinzioni politiche nella continua ricerca della miglior forma di governo.