Il mancato compimento della democrazia in ampi settori della società, sta portando al rovesciamento di strutture tradizionali che, nel XXI secolo, sono diventate insostenibili. Il declino di pariti, organizzazioni e istituzioni convenzionali ci dice solo una cosa: non sono stati capaci di adeguarsi ai tempi che cambiano e, in molti casi, non sono più capaci di realizzare lo scopo che giustifica la loro esistenza.

Quando parliamo del “mancato compimento della democrazia”, non intendiamo criticare l’insieme di procedure e meccanismi politici attraverso i quali le persone eleggono i propri rappresentanti a parità di condizioni (per farla breve), ma di qualcos’altro. Il compimento della democrazia, per chi l’ha vista mancare, non doveva ricondursi soltanto all’aspetto politico, ma anche agli aspetti più determinanti della vita sociale ed economica del paese.

In altre parole, per non trasformarsi in un concetto astratto e vuoto di significato, la democrazia doveva abbracciare la società civile cercando di veicolare, almeno, le domande che nascevano dal suo interno in modo sempre più costante. La democrazia, trasformandosi anche nell’espressione di una società in costante cambiamento, avrebbe conciliato la società civile con la società politica fino al punto di rendere governabili, e quindi realizzabili, le costanti riforme che nascono dal seno delle nostre comunità.

In sintesi, la politica avrebbe dato forma alle richieste, necessità e bisogni fondamentali della società orientandola verso la libertà e l’eguaglianza. Il mancato compimento della democrazia, invece, non è altro che la negazione degli attori politici alla realizzazione del proprio ruolo inducendo i cittadini al rifiuto della politica, e in alcuni casi della democrazia, ritenendola uno strumento inefficace. Sarebbe partita, dai cittadini, una profonda frattura nei confronti della politica che non è stata ancora sanata, anche perché il mondo politico – in generale – ha reagito soltanto ripiegandosi su sé stesso, proteggendo i propri interessi e allontanandosi sempre di più dai cittadini. Questa frattura, irreparabile, ha fatto fatto diventare la democrazia un processo incompiuto.

Di elezione in elezione si è avvicinata la società civile agli attori politici soltanto attraverso la rinuncia di questi ultimi a fare politica, e cioè, cedendo tutta la loro campagna alla spettacolarizzazione. Dalla politica si è scelto il percorso più facile, polarizzando i sostenitori di una parte in gioco quali tifosi che desiderano la vittoria sull’avversario piuttosto che un buon governo. La polarizzazione, figlia della spettacolarizzazione, ha trascinato gli attori politici verso lo sfruttamento di un problema, preferendo spesso manipolarlo anziché risolverlo.

Il compimento della democrazia nella nostra società avrebbe significato il superamento di contrapposizioni dogmatiche, di eventuali polarizzazioni e di conflitti vari, attraverso la continua ricerca – da tutte le parti in gioco – di una politica intensamente umana; di una politica basata nel confronto delle idee, non per la negazione dell’altro, ma per lo sviluppo di soluzioni condivisibili, almeno, dalla maggioranza.

A proposito di maggioranza, c’è un interpretazione sbagliata che riguarda questa condizione – fragile ed effimera – formata da determinati eventi, situazioni e particolari. La pretesa di distinguere tra maggioranza e minoranza come tra vincitori e vinti è un grave danno nei confronti della democrazia e il suo funzionamento.

La democrazia, per chi l’ha capita bene, ci insegna che la maggioranza non è una cifra fine a sé stessa, ma è il numero più vicino alla volontà generale e – logicamente – al consenso. Se una maggioranza si ripiega su sé stessa e si allontana dal dibattito, si discosta dalla volontà generale e diventa irresponsabile nei confronti della comunità politica di riferimento: comune, regione, nazione e/o unione monetaria.

Come possiamo notare, il mancato compimento della democrazia non si deve soltanto ad alcuni agenti che l’attaccano dall’esterno, ma anche a molti attori politici inefficaci, maggioranze irresponsabili e democratici che, per vari motivi, ne impediscono la realizzazione.