È il gioco dell’oca; gira e rigira, la pallina ritorna nella casella dalla quale era partita: una grande villa in Brianza, abitata da un facoltoso ed attempato signore.
Dopo un ventennio abbondante di alterne fortune, successi e vicissitudini, azzardi e trappole infernali, anche i nemici più accaniti stanno sotterrando l’ascia di guerra e si predispongono a metabolizzare l’ennesimo ritorno dell’invincibile.

E ci sentiamo riproporre le antiche parole d’ordine: la grande rivoluzione liberale, la fine dell’oppressione fiscale e giudiziaria, una serena vecchiaia per tutti.
Non sabbiamo chi pagherà, chi garantirà il rispetto dei vincoli europei, che ne sarà dei nostri mutui, ma ci dicono che è necessario cancellare l’ultimo disastroso quinquennio per ritornare al culto pagano del berlusconismo, che è per definizione la panacea di tutti i mali.

Questa volta il contrordine ai compagni spiega che il nemico non risiede più ad Arcore, luogo nel quale anche Cristo ha deciso di fermarsi, ma si è trasferito a Rignano sull’Arno: su quel borgo toscano vanno puntati i missili a testata multipla della sinistra italiana, che non difende più i lavoratori dai capitalisti, ma dagli apostati del nuovo millennio.
Ci sono storie che vanno raccontate anche se sembrano incredibili e demenziali avventure di persone che hanno perso il senno.