Quando lo Stato ti vuole eliminare prima ti scredita e poi ti isola.  Il passato parla chiaro: Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino,  tutti isolati e poi eliminati. Non è la prima volta che Sergio De Caprio, l’uomo che ha guidato la sua squadra all’arresto di Riina il 15 gennaio 1993, si trova sotto attacco. Era stato accusato di favoreggiamento per la mancata perquisizione del covo di Riina poi assolto nel luglio 2006. Osteggiato dagli stessi vertici dell’Arma che non gli fornivano uomini e mezzi per il suo lavoro alla CRIMOR, (unità militare combattente), fu costretto allo scioglimento della stessa. Un uomo che ha sempre servito il popolo indossando una divisa e per il popolo ha combattuto.

Un uomo che per i meriti nel corso della sua carriera, dovrebbe ricoprire un ruolo più elevato rispetto al grado di Colonnello. La stessa Arma lo ha sempre osteggiato, limitando il suo operato nell’agosto 2015 rimuovendolo dalle funzioni investigative, al NOE, spostandolo da un reparto all’altro per sminuire il valore dell’uomo prima e del militare dopo.

Protagonista di indagini scomode. Dalle indagini sui conti di Francesco Belsito a Giuseppe Orsi, da Bruno Spagnoli di Finmeccanica all’arresto di Luigi Bisignani, indagato per i traffici di informazioni segrete e appalti per la P4, fino al deputato PdL Alfonso Papa amante di Rolex rubati. E ancora le confessioni di Ettore Gotti Tedeschi, il potente banchiere nonché ex capo dello Ior, banca vaticana, le indagini sul tesoro di Massimo Ciancimino figlio dell ’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, le intercettazioni tra Matteo Renzi ed il generale Adinolfi.

Sergio De Caprio, costretto a vivere coprendo il suo volto dal momento in cui ha arrestato il capo dei capi Toto’ Riina. Ultimo punito perchè scomodo e “pericolosissimo”. Scomodo perchè è abituato a fare il proprio dovere senza guardare in faccia nessuno, depositario di segreti che sarebbero un guaio per molti politici se venissero fuori. Ieri era la mancata perquisizione al covo di Riina. Oggi è l’inchiesta Consip.

Il procuratore di Modena Lucia Musti, sentita dal CSM in luglio, ha affermato che quei carabinieri (riferendosi a De Caprio e al Capitano Scafarto) erano degli esagitati definendoli anche spregiudicati e matti. Sembra quasi che dell’indagine non sapesse nulla. A norma dell’art.109 della Costituzione Italiana cita «l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria». La disponibilità diretta è intesa nel senso che la polizia giudiziaria agisce sotto la direzione e alla dipendenza funzionale del pubblico ministero.

Il pubblico ministero, ricevuta la notizia di reato, è colui che coordina le indagini, acquisisce le relazioni, gli atti e i verbali. Si rapporta direttamente con la polizia giudiziaria delegata alle indagini ai sensi dell’art. 55 c.p.p., non è un mero spettatore ma parte attiva e predominante in una indagine giudiziaria.

E’ mai possibile che un procuratore non sapesse, non vedesse e soprattutto se avesse avuto il minimo sentore di una condotta non conforme dei due militari, non abbia mai avvisato immediatamente i vertici dell’Arma? No! Il Procuratore Musti sintetizza al CSM. (Chissà a quale delle quattro correnti politiche del CSM appartiene il procuratore Musti). Attualmente le correnti in magistratura rappresentano uno strumento di potere; è uno dei luoghi dove il gioco di alleanze e correnti politiche gestiscono la distribuzione di incarichi e poltrone.

C’è da domandarsi: dove andrà il procuratore Lucia Musti dopo il suo attacco al Colonnello De Caprio? Una candidatura politica? Un incarico prestigioso in un’altra Procura italiana? Musti è stata nominata Procuratore Capo di Modena nel 2015 e Presiede della giunta regionale dell’Associazione Nazionale Magistrati in Emilia Romagna; in passato si è occupata di indagini quali il sequestro e l’uccisione del piccolo Tommaso Onofri, l’inchiesta sui “bambini di satana” e sulla uno bianca. Impossibile che un Procuratore Capo con una esperienza pregressa notevole, cada dal pero di fronte ai metodi (da lei asseriti) utilizzati dai due ufficiali.

Il colonnello De Caprio ha riferito in merito che non ha mai affermato quanto dichiarato dal procuratore Musti, in merito all’ex premier Renzi, anzi è stata supportata in tutto e fu lei stessa a dire di non informare nè  il comando provinciale di Modena nè la Prefettura poiché li riteneva collusi con le cooperative rosse sulle quali conduceva da tempo indagini autonome. Ci si mette anche il ministro Pinotti che chiede ai vertici dell’Arma, di valutare le affermazioni del Col. De Caprio.

E chi c’è a capo dei vertici dell’Arma? Il comandante Generale Tullio Del Sette, guarda il caso, indagato sul caso CONSIP per favoreggiamento e rivelazioni di segreto d’ufficio. Proprio il Consiglio dei Ministri, su proposta della Pinotti, ha prorogato l’incarico al Generale Del Sette nel gennaio scorso. Si parla di golpe, ma analizzando i soggetti coinvolti tutti hanno interesse a che il Colonnello De Caprio venga screditato; il generale Del Sette è indagato nell’inchiesta CONSIP, il ministro Pinotti per gioco di squadra con il governo, con il partito e il premier occulto Renzi, la procuratrice Musti quando le acque si saranno placate la ritroveremo con un nuovo prestigioso incarico oppure seduta in Parlamento nelle file del PD.

Screditare ed attaccare un militare scomodo è la soluzione affinché l’inchiesta CONSIP si chiuda con un nulla di fatto. Tutti, politici vertici dell’Arma e magistrati politicizzati, fanno quadrato per colpire un uomo che ha sempre servito il paese. Ultimo, uomo del popolo attaccato dalle istituzioni non va lasciato da Solo.