“Ci incontreremo in un contesto politico diverso da quello di qualche mese fa, quando le forze anti-Ue erano in ascesa”, mentre ora “cominciano a calare” e l’Europa “ritorna a essere vista non più come un problema, ma come la soluzione”.

Comincia con questa nota di ottimismo, confortata dagli ultimi sondaggi, la lettera del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per la convocazione dei capi di Stato e di governo dei Ventotto al vertice che si svolgerà domani e venerdì a Bruxelles. L’ottimismo, non solo di Tusk, sul ritorno dell’Ue nel favore delle opinioni pubbliche è alimentato sicuramente dalla vittoria politica epocale in Francia di Emmanuel Macron, del suo movimento “En Marche” e del suo programma ultra europeista, ma anche dalla batosta subita dai Conservatori “hard brexiter” nel Regno Unito.

E questo sarà il primo vertice, il primo banco di prova per Macron, circondato da grandi aspettative. “Paradossalmente – osserva ancora Tusk nella sua lettera – le dure sfide dei mesi recenti ci hanno resi più uniti di prima”. Ma il presidente del Consiglio europeo sa che non c’è spazio per il compiacimento: “Dobbiamo dimostrare alla gente che siamo capaci di ripristinare il controllo su eventi che sembrano sopraffarci e a volte persino terrorizzarci”, e in particolare le minacce alla sicurezza, l’immigrazione illegale, e la “globalizzazione incontrollata”. E’ di queste tre questioni che si occuperà il Consiglio europeo. In più, nella sua versione a 27, senza il Regno Unito, nel dopocena di domani sera il vertice discuterà (e soprattutto litigherà) sui criteri e le procedure per la scelta dei paesi membri in cui trasferire dopo la Brexit dell’Eba e dell’Ema, le due agenzie indipendenti dell’Ue (l’Autorità bancaria e l’Agenzia per i farmaci) che oggi sono basate a Londra.

Ci sono una ventina di Stati membri che si sono candidati per l’una o l’altra o entrambe le agenzie, ed è una partita importante per l’Italia che vorrebbe l’Ema a Milano. La discussione riguarderà i criteri oggettivi da considerare nella scelta delle nuove sedi e le procedure da seguire, per evitare uno scontro fra i paesi candidati e l’emergere di nuove divisioni. E per garantire che le due agenzie possano continuare a operare in condizioni simili a quelle attuali, senza interruzioni dovute al trasloco, magari a causa di dimissioni di massa da parte del personale in caso di condizioni di vita e di lavoro insoddisfacenti nelle nuove sedi. Purtroppo per l’Italia, che si considera un candidato molto forte, la procedura di decisione (un voto a maggioranza semplice in cui ogni Stato membro potrà esprimere tre preferenze con tre gradi diversi di priorità, e possibile ballottaggio) non garantisce affatto che la scelta finale prenda in conto il rispetto dei criteri qualitativi proposti dalla Commissione, anche se saranno approvati domani dal vertice Ue.

La questione delle nuove sedi per le agenzie londinesi non è l’unica in cui l’Italia cercherà di far valere le proprie posizioni. Sull’immigrazione restano fortissime le divisioni fra gli Stati membri, dopo che la Commissione ha deciso di aprire le procedure d’infrazione contro i paesi dell’Est che si rifiutano di attuare i ricollocamenti di rifugiati da Italia e Grecia (“relocation”), e continua a non esserci accordo sulla riforma del sistema di Dublino, che attribuisce al paese di primo approdo tutto l’onere della gestione dei richiedenti asilo. Il vertice discuterà come limitare il più possibile i “fattori di attrazione” dei migranti, come evitare i “movimenti secondari” all’interno dell’Ue, come approfondire e armonizzare il concetto di “paese sicuro” dove i migranti possano essere rimpatriati. Ma l’Italia vorrebbe soprattutto che si studiassero delle “soluzioni ponte” per alleviare, in attesa della riforma di Dublino, la condizione dei paesi in prima linea sulle rotte migratorie, per esempio ammettendo fra i richiedenti asilo candidabili per le “relocation” anche quelli di altre nazionalità rispetto a quelle previste oggi (quelle che hanno un tasso superiore al 75% di accoglimento delle richieste).

Poi c’è un altro problema: gli arrivi in Italia lungo le rotte del Mediterraneo centrale sono oggi soprattutto di migranti economici, con un aumento del 26% rispetto allo scorso anno, come sottolinea Tusk nella sua lettera, ricordando anche le circa 1.900 persone morte annegate durante la traversata. Nonostante l’arresto di 100 trafficanti e la neutralizzazione di 400 loro barconi, soprattutto grazie alla decisione italo-europea di organizzare e finanziare il training della Guardia costiera libica, resta ancora molto da fare contro i criminali che sfruttano la disperazione dei migranti. “Non vedo perché non dovremmo aumentare i finanziamenti europei per il funzionamento del Guardacoste libico”, osserva Tusk, lamentandosi con i leader per il fatto che al livello delle decisioni ministeriali in Consiglio Ue “alcuni dei vostri rappresentanti non stanno prendendo le decisioni necessarie a questo riguardo”. Su una nota più positiva, sembra che gli altri paesi membri abbiano ormai capito e accettato l’impostazione dei cosiddetti “migration compact”, fortemente voluta dall’Italia e che la Commissione europea sta mettendo in atto e finanziando. Si tratta di accordi con i paesi di transito e di origine in Africa, a Sud della Libia, che cercano di agire sulle cause strutturali delle migrazioni per motivi economici, e allo stesso tempo di lottare contro il traffico e incoraggiare i rimpatri volontari dei migranti.

Il nuovo equilibrio con l’arrivo di Macron al vertice Ue avrà conseguenze soprattutto per quanto riguarda “l’Europa che protegge”: da una parte sul terreno della sicurezza e difesa comune, dall’altra sulla questione della “globalizzazione regolata”. Quest’ultima definizione riguarda soprattutto il problema della reciprocità nel commercio internazionale (in particolare per l’accesso agli appalti) e la questione degli investimenti nei settori strategici. Ma c’è anche una dimensione interna al mercato unico: il presidente francese vuole garantire che le norme Ue sui lavoratori distaccati, in corso di revisione, non portino a una sorta di “dumping sociale” fra i paesi membri, con le trasferte dei lavoratori provenienti dai paesi a dell’Est negli altri Stati membri a più alto reddito.

Quanto alla sicurezza, ci si attende poi un rinnovato dinamismo dell’asse franco-tedesco a favore delle nuove proposte per lanciare una “cooperazione strutturata permanente” nel campo della difesa che includa non solo la costruzione di capacità ma anche vere e proprie missioni militari, secondo quanto chiede il presidente del Consiglio europeo nella sua lettera. Tusk sollecita poi dal Consiglio europeo un’iniziativa che porti a una collaborazione con le società che operano su Internet, per contrastare la propaganda dei siti islamisti e sviluppare dei meccanismi in grado di bloccare e rimuovere automaticamente i contenuti che incitano alla violenza e al terrorismo.