Una votazione importante si è tenuta ieri a Bonn, sulle rive del Reno. Una votazione fondamentale per gli equilibri politici della Germania e dell’intera Unione Europea. Ieri il congresso dei rappresentanti del partito socialdemocratico tedesco (Spd) ha votato per dare il suo consenso all’accordo preliminare di 28 pagine stipulato da Merkel, Schulz e Seehofer lo scorso 12 gennaio e che getta le fondamenta per un prossimo governo di larghe intese, Grosse Koalition come si dice in Germania, il terzo guidato dalla “cancelliera di ferro” Angela Merkel. Ebbene i 600 delegati del partito hanno dato a Schulz il mandato per partecipare a un nuovo governo con i cristiano-democratici di Cdu e Csu. La maggioranza ha detto sì: 362 voti favorevoli e 279 contrari.

Difficile esultare per un risultato del genere, quella di Schulz è una vittoria di Pirro. La dura realtà è che la Spd è profondamente spaccata al suo interno siccome una larga parte del partito, benché non maggioritaria, è contraria a partecipare ancora una volta a un governo di larghe intese con Merkel, soprattutto dopo la storica sconfitta subita alle elezioni del 24 settembre scorso. La maggioranza favorevole alla Grosse Koalition è infatti risicata e rappresenta solo il 56 % dei delegati presenti al Congresso. L’opposizione interna al partito è guidata da Kevin Kühnert, leader degli Jusos, i giovani socialdemocratici. Kühnert ha tuonato che “la rigenerazione dell’Spd sarà all’opposizione oppure non ci sarà”. Il giovane leader, appena ventottenne, che probabilmente diventerà il più fastidioso grattacapo interno per Schulz, più di ogni altro vede nella partecipazione socialdemocratica alla Grosse Koalition il motivo principale per la debacle elettorale del 24 settembre scorso. Andare al governo ancora una volta con l’unione cristiano-democratica potrebbe essere il peccato fatale per la Spd. E sono in molti a pensarla così nel partito di Schulz. E chissà in quanti tra quei 362 che hanno votato sì erano davvero convinti di quello che stavano facendo. Non si può escludere che in molti si siano dichiarati favorevoli solo per salvaguardare la stabilità politica della nazione e per evitare di tornare alle urne (eventualità che avrebbe comportato un’altra disfatta per il partito), pur non essendo del tutto favorevoli a una Grosse Koalition.

Al di là delle dinamiche interne ai socialdemocratici, il voto favorevole del congresso rappresenta un importante, e per nulla scontato, passo in avanti verso un nuovo governo in Germania che ormai manca da quattro mesi. Da oggi iniziano i negoziati per definire nel dettaglio il “contratto di governo”. La base di partenza è l’accordo preliminare del 12 gennaio scorso. Sarà battaglia aperta tra Spd e l’unione cristiano-democratica Cdu-Csu. I negoziati non saranno facili. Schulz, che negli ultimi dieci giorni ha girato in lungo e in largo tutta la Germania per convincere i delegati a votare sì, ha promesso al congresso che alcuni punti dell’accordo verranno riformulati per dare al prossimo governo Merkel un colore più rosso. Il partito non ha visto favorevolmente la decisione di stabilire un tetto ai ricongiungimenti dei familiari dei rifugiati e al numero di richiedenti asilo. Schulz ha promesso che farà di tutto per strappare qualcosa di più ma sull’immigrazione i conservatori bavaresi della Csu sono inflessibili. Non solo, Schulz ha anche affermato che ritratterà alcuni punti riguardanti tasse, pensioni, e assicurazione sanitaria ma Merkel ha detto che la “cornice” dell’accordo non si tocca. La strada dei negoziati verso il nuovo governo è in salita.

Intanto in Germania e in Europa la decisione del congresso Spd è stata accolta positivamente. “Per noi è importante un governo stabile -ha dichiarato Merkel durante una breve conferenza stampa- c’è molto lavoro da fare, ma deve essere orientato allo scopo”. “Passata a maggioranza la proposta di Martin Schulz per concludere un accordo di grande coalizione. Un passo avanti per il futuro dell’Europa” ha commentato il presidente del consiglio Paolo Gentiloni con un tweet utilizzando l’hashtag #Spd. “L’accordo politico a Berlino è una notizia positiva per la stabilità in tutta Europa” ha affermato il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani.

La Germania si avvicina sempre di più al terzo governo Merkel di larghe intese tra cristiano-democratici ed Spd. Adesso vengono i negoziati che si prospettano tutti in salita. La grave spaccatura interna ai socialdemocratici è un dato che nessuno dei grandi attori della politica tedesca deve ignorare. Ora Schulz ha l’arduo compito di stipulare un contratto che rispetti l’accordo preliminare del 12 gennaio ma che allo stesso tempo non faccia adirare ulteriormente la base del partito. Il rischio concreto è quello di una vera e propria implosione le cui conseguenze sarebbero imprevedibili ma certamente gravi, non solo per Schulz ma per la stabilità politica della Germania.