Termina la legislatura e si chiude anche l’esperienza di Rosy Bindi alla guida della Commissione Parlamentare Antimafia, uno dei tanti carrozzoni italiani.

Da quando è stata istituita nel lontano 1962, non ha portato a soluzioni concrete riguardo al fenomeno mafioso; spesso ha tenuto nei cassetti relazioni  che avrebbero fatto comodo a giudici e investigatori onesti e coraggiosi che la mafia l’hanno combattuta per strada. Altre volte, con tutto il rispetto per la Commissione, arriva a conclusioni ovvie dopo che altri vi sono giunti da tempo.

I lavori della Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi hanno portato, in questo ultimo periodo, alcuni frutti. La riforma del Codice Antimafia che dovrebbe apportare più trasparenza sulla gestione dei beni confiscati alle mafie. Punta il dito, inoltre, contro chi commette reati contro la pubblica amministrazione.

Una legge che dovrebbe apportare importanti cambiamenti. Chissà se sarà così…

La legge a tutela dei testimoni di giustizia. Semplici cittadini che non solo denunciano estorsioni e il malaffare, ma anche persone disposte a testimoniare contro la criminalità; coloro che non girano lo sguardo se sono testimoni di un reato. Persone spesso costrette, dalla loro scelta onesta e coraggiosa, a dover cambiare vita.

La nuova legge tutela i testimoni di giustizia e le loro famiglie non solo dal punto di vista della protezione ma anche dal punto di vista economico se costretti a lasciare la propria attività lavorativa.

Una legge giusta sulla carta, ma come sempre bisognerà vedere l’effettiva applicazione.

Infine, questa Commissione Antimafia, ha presentato una relazione sconvolgente, una scoperta che potrà essere utile ai magistrati che da decenni indagano su i vari intrecci: cosa nostra e ‘ndrangheta sono interessate alla massoneria.

Un intreccio fatto di favori tra i professionisti iscritti alle varie obbedienze massoniche e i mafiosi. Nella preziosa relazione vi sono 193 nomi, ovviamente top secret, di mafiosi massoni.

Una scoperta per la Commissione Antimafia che arriva dopo circa 40 anni dall’ingresso nella massoneria di Stefano Bontate, il principe di Villagrazia. Arriva dopo anni che si conoscono i vari riti massonici per entrare come riservati in cosa nostra oppure per fare carriera all’interno della ‘ndrangheta.

Visto così, il lavoro della Commissione Antimafia, parrebbe un buon lavoro, buoni passi avanti nella lotta alla mafia .

Peccato che… nulla la Commissione Antimafia ha fatto per evitare la candidatura dei numerosi politici impresentabili e in odor di mafia in Sicilia, se non a posteriori dire ci sono sei impresentabili candidati.

Nulla ha fatto per ottenere quella verità sulle stragi di mafia che, non solo i parenti delle vittime, ma anche la gente onesta attende da 25 anni!

Una antimafia da red carpet in occasione delle commemorazioni avvenute quest’anno come negli anni passati, ma una volta rientrata nel palazzo si guarda bene dal pestare i piedi ai politici corrotti e coinvolti nella trattativa Stato mafia.

Tutti contro la mafia a parole poi, a fatti promulgano leggi da “contentino” e non vogliono affrontare il vero nocciolo del problema: la mafia presente e seduta in Parlamento.

Non offrono quella doverosa collaborazione che i politici, al servizio dei cittadini,  dovrebbero offrire per ottenere quella verità che pezzi dello stato, omertoso e complice,  nega.

L’antimafia del palazzo ha aperto, da tempo, le porte alla mafia; con essa fa affari e brinda al nuovo anno alla faccia delle vittime e degli italiani onesti che chiedono verità è giustizia.

L’antimafia, quella vera, è di pochi magistrati e investigatori che ancora credono nel lavoro che svolgono, credono nella giustizia e cercano, seppur  ostacolati dai Palazzi, la verità.  A loro va il nostro grazie!