I nostri anziani raccontavano che capitava, qualche annata, di andare a raccogliere le ciliegie e trovarle coperte di neve. Ora, da quando le ciliegie sono state create, maturano a maggio inoltrato e non certo sul monte Bianco.

Raccontavano pure, i nostri anziani, delle piene rovinose dei fiumi che, d’inverno specialmente ma pure in primavera, quando gli girava di storto per le troppe piogge, uscivano dal loro letto e andavano a razziare come lupi affamati i terreni coltivati.

Il cambiamento climatico o surriscaldamento globale è una delle acquisizioni scientifiche dei nostri tempi, e riempiono le pagine dei giornali, e si fanno conferenze, e si fanno studi ed incontri al vertice, e si danno dati eccetera eccetera.

Sulla scia di queste informazioni, viene da sé l’allerta meteo continuo che ci ricorda ogni santo giorno di come il clima sia cambiato, e che accompagna appunto le nostre giornate da gennaio a dicembre. Signori, se a luglio fa caldo e la colonnina di mercurio sale, è allerta, perché è un fatto anomalo che a luglio faccia caldo, e ciò è dovuto ai cambiamenti climatici; se a gennaio nevica è allerta, signori, perché in pieno inverno è anomalo che nevichi e ciò è dovuto ai cambiamenti climatici. Se piove e grandina ed il fiumicello si ingrossa è allerta, signori, perché tutto ciò è dovuto ai cambiamenti climatici, che cosa credete?

Naturalmente ci sono anche i pareri contrari, e di scienziati autorevoli, ad esempio del Nobel Rubbia o del professor Zichichi che confutano, dati alla mano (e non sono certo degli sprovveduti) le teorie del surriscaldamento globale almeno negli ultimi decenni anzi, Rubbia qualche anno fa parlava addirittura di diminuzione delle temperature, negli ultimi 15 anni, in un suo discorso al Senato (2014).

Francamente, in questo articolo non ci interessa molto se la verità è quella di Rubbia o se la verità è quella proclamata dagli altri esperti che in genere vediamo affannarsi in disquisizioni informativo-scientifiche nei salotti televisivi.

Ci interessa invece quello che constatiamo da decenni: d’inverno generalmente piove, nevica, gela, fa freddo insomma, e meno male; d’estate piove poco, fa caldo, e meno male, e Catania e Foggia arrivano a 40 gradi, almeno da quando Catania è Catania e da quando Foggia è Foggia; e così a Torino la temperatura scende anche a meno 10 gradi in gennaio, almeno da quando Torino è Torino. Tutto questo per rimanere in Italia e nei parametri del clima mediterraneo di scolastica memoria.

E se pure veniamo stressati (spaventati?) quotidianamente, da gennaio a dicembre, dagli allerta meteo costanti non appena scende una goccia dal cielo (in certe zone si dice: non appena il gatto fa pipì); dagli allerta meteo costanti non appena a giugno o a luglio arriva il caldo africano (si chiama anticiclone africano); e se anche vogliono farci convivere con le previsioni del tempo così come conviviamo ormai con whatsapp o facebook, sappiamo benissimo che 100 anni fa a gennaio nevicava e anche di brutto, a febbraio pioveva e anche di brutto, e poi magari ti faceva la bella settimana mite e serena; e sappiamo benissimo che 100 anni fa a luglio e ad agosto si boccheggiava ma poi magari arrivavano le giornate di pioggia torrenziale; oppure d’estate la terra diventava secca, causa la prolungata ed ostinata siccità tipica del periodo e si facevano le processioni per invocare la pioggia; d’inverno come in primavera o in autunno le piogge continue invitavano a fare le processioni per implorare il sereno. Ora, se i nostri vecchi raccontavano che capitava, mica sempre ma poteva capitare, (100 anni fa e sicuramente anche 200 anni fa, 300 anni fa), di andare a raccogliere le ciliegie e di trovarle coperte di neve, caduta magari durante la notte, (e le ciligie non nascono sul monte Bianco), ebbene, i nostri vecchi tiravano fuori ricordi di eventi lontani che, guarda caso, sono gli stessi di certe “scene climatiche” d’oggi.