L’immigrazione è un argomento che da alcuni anni è tra i più discussi nell’arena politica italiana e certi partiti (leggi Lega di Salvini) hanno fatto della lotta all’immigrazione il loro cavallo di battaglia. La discussione non riguarda solo gli sbarchi dei migranti ma ruota attorno a numerose questioni come l’accoglienza, l’integrazione, le politiche di ricollocamento dell’Unione Europea e i trattati comunitari che regolano il diritto d’asilo. Ebbene, mentre grande (e forse anche eccessivo) riguardo viene riservato all’immigrazione, poca per non dire alcuna attenzione riceve l’argomento opposto, ovvero l’emigrazione. Forse molti pensano che la tradizione dell’Italia in quanto paese di emigrazione sia un fatto del passato, consegnato da decenni alla storia, ma non è così. Come facevano un tempo, gli italiani continuano a migrare ancora oggi, nonostante la ripresa (fragile) dell’economia.

L’ultimo decennio, caratterizzato dalla peggiore crisi economica dai tempi della Grande Recessione del 1929, ha portato centinaia di migliaia di italiani ad emigrare all’estero. In cerca di migliori opportunità lavorative, numerosi sono stati gli italiani, specialmente giovani, che hanno abbandonato il paese. Negli ultimissimi anni, a partire dal 2014 circa, sono arrivati i primi timidi segnali di ripresa. Un trend in crescita, consolidatosi anche quest’anno, come viene confermato dai dati Istat sull’occupazione: nel terzo trimestre 2017 gli occupati erano il 58,1 %. Quasi tre punti percentuali in più rispetto al valore minimo registrato nel terzo trimestre 2013 (55,4 %) e non tanto distante dal valore pre-crisi registrato nel secondo trimestre 2008 (58,8 %). Anche il numero dei nuovi posti di lavoro è in crescita: nell’ultimo anno sono stati creati 200 mila nuovi posti, 370 mila nell’anno precedente. In media, l’occupazione è aumentata di 550 posti al giorno quest’anno, più di mille l’anno scorso. E non si tratta di lavori sottopagati con poche ore alla settimana perché secondo l’Istat il numero medio di ore lavorate non è in calo.

I dati macro-economici quindi sono incoraggianti, l’occupazione sta lentamente aumentando e allo stesso tempo diminuisce la disoccupazione. Eppure niente di tutto questo sta impedendo ai nostri giovani di lasciare il paese, anzi l’emigrazione è in aumento. Recentemente il dipartimento del lavoro di Londra ha pubblicato i numeri riguardanti gli stranieri che quest’anno hanno attivato un “National Insurance Number”, un assicurazione che serve per vivere e lavorare nel Regno Unito. Tra i paesi dell’Unione Europea solo Italia, Grecia e Bulgaria hanno fatto segnalare un aumento delle richieste. Nello specifico l’Italia è l’unico grande paese europeo che fa segnare un aumento degli arrivi nel Regno Unito. Altro che effetto Brexit. Le migrazioni da Spagna e Portogallo invece stanno diminuendo. Londra si conferma la meta preferita per gli emigranti italiani, al secondo posto c’è la Germania. I dati diffusi dall’ufficio statistico tedesco confermano la giovane età degli italiani che immigrano in Germania: l’età media è trent’anni (per le donne poco meno di 29). Gli italiani che si trasferiscono nella Repubblica Federale sono anche più giovani degli immigrati spagnoli, portoghesi, greci o polacchi. Nel 2016 l’emigrazione italiana ha fatto segnare un leggero decremento: 50 mila arrivi contro i 74 mila del 2014, ma sempre più dei 42 mila del 2012, un anno che per altro fu piuttosto nero per il mercato del lavoro italiano. La terza destinazione preferita è la Svizzera, dove si registrano 19 mila arrivi nel 2016, ma anche nel caso del paese elvetico gli aumenti non sono continui. Alla luce di questi numeri un fatto appare chiaro: gli italiani continuano ad emigrare e sono soprattutto giovani. La ripresa del mercato del lavoro c’è ma non è stata ancora sufficiente per frenare i flussi delle partenze.

Nel frattempo la politica guarda dall’altra parte. Tutti fanno un gran parlare dell’immigrazione: alcuni hanno le allucinazioni e vedono l’invasione, altre frange ancora più estreme hanno ripescato metodi di stampo fascista per far sentire la loro voce e parlano addirittura di “sostituzione etnica”. L’ignoranza dilaga tristemente anche in politica. Fortunatamente almeno il nostro governo vive su questo pianeta e la scorsa estate è riuscito a fermare l’emergenza migranti, tuttavia ciò non è bastato ad accendere la discussione sul tema dei giovani italiani che lasciano il paese. L’emigrazione è un problema molto più grave ed impellente dell’immigrazione perché l’Italia qui si sta giocando la sua competitività futura: quelli che emigrano sono soprattutto giovani, e spesso laureati. L’Italia sta silenziosamente perdendo una generazione di professionisti che scappano perché il nostro paese non è grado di offrire loro sufficienti opportunità. Allo stesso tempo la classe politica fa finta di niente: l’emigrazione non è mai al centro del dibattito politico. Questa mancanza di comunicazione è inconcepibile ed insopportabile. Invece che fomentare odio e preoccupazioni bisognerebbe discutere di come dare incentivi ai nostri giovani affinché rimangano in Italia, proponendo idee serie all’interno di un dibattito costruttivo. Chissà se durante la campagna elettorale vedremo proposte concrete in questa direzione. Intanto decine di italiani, ogni giorno, abbandonano il paese, nell’assordante silenzio della politica e dell’opinione pubblica.