L’Epifania tutte le feste si porta via. Forse per questo (o perché i doni della Befana sono spesso assai più poveri di quelli dell’opulento Babbo Natale) resta una solennità un po’ negletta, come non dovrebbe essere.

Perché questa festa antichissima, celebrata sin dall’inizio del II secolo in Oriente, tuttora si mostra per quello che effettivamente è: memoriale del disvelamento di Gesù quale Figlio di Dio e Salvatore degli uomini. Non a caso, in origine le pericopi evangeliche abbinate alla festa erano tre: l’adorazione dei Magi (“Dov’è colui che è nato? Il Re dei Giudei”: Mt 2,2), il battesimo presso il fiume Giordano (“Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”: Mt 3,17), il miracolo alle nozze di Cana (“Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». [Ma] sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»”: Gv 2,4-5).

Nel continuo pendolo che caratterizza i racconti dell’infanzia, divisi fra annotazione di eventi straordinari e ricostruzioni anche simboliche, il racconto dei Magi (che assolve la funzione letteraria che nel Vangelo di Luca è affidata al Coro angelico e ai pastori) è tutto volto ad esplicitare la peculiare regalità del Cristo. Il Re dei Giudei – ma anche di tutto l’Universo (Gv 18,37) – ha un trono scomodo, che è la Croce: questi misteriosi saggi orientali infatti portano in dono non solo oro (regalità) e incenso (divinità), ma anche la mirra, unguento utilizzato per la preparazione dei cadaveri prima della sepoltura. La pietà popolare, che cristallizza in tre il numero dei Magi, rappresentandoli uno con fattezze nordiche, uno con fattezze mediterranee e uno con la pelle nera, penetra con particolare acume questi messaggi evangelici, mostrandoci il tributo di tutti i popoli alla Luce di Sion (Is 60,3).

Proprio in questo ponte che lega il Re dei Giudei di cui parlano i Magi a Pilato al Re dei Giudei del cartiglio di Pilato (Gv 19,19) rende giustizia alla Epifania come “prima Pasqua dell’anno”, secondo un vecchio detto dei nostri nonni. E la Chiesa, dal canto suo, proprio durante la solennità dell’Epifania annuncia al popolo le date delle principali solennità dell’ anno (Triduo pasquale, Ceneri, Pentecoste, Avvento…). La splendida tavola – attualmente in mostra a Siena – che precede questo articolo ne è la piena rappresentazione pittorica.

Ma posta così la questione, l’Epifania rischierebbe di porsi come una specie di doppione “schiacciato” fra il Natale (quindici giorni prima) e il Battesimo del Signore (la domenica successiva). In realtà, l’Epifania si caratterizza, per noi uomini di oggi, non solo perché ci mostra (epiphainei) il Signore, ma anche perché ci descrive come giungere a tale contemplazione, cioè con la ricerca attiva scevra da pregiudizi. I magi sono pagani che hanno visto una stella e che – sulla scorta della profezia di Balaam (“una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele”: Nu 24,17) – si sono messi in cammino.

Buona ricerca a tutti.