Una famiglia ha trascorso la giornata di Pasqua in un ristorante giapponese nei dintorni di Cesena. Il pranzo era basato soprattutto sul sushi. Ma qualcosa è andato storto.

Khadija Oushi, 33 anni, è originaria del Marocco. Insieme al marito e al figlio di 5 anni, vive il pranzo pasquale in un locale di Savignano, ingerendo anche il noto pesce crudo giapponese. Durante la serata, lei e suo marito iniziano a sentirsi male. Lui si riprende dopo aver vomitato, mentre per Khadija la situazione si fa subito molto più seria. Sente che il respiro inizia a mancarle. Il marito telefona al 118 e si preoccupa per un attacco d’asma, del quale sua moglie soffre. La donna viene trasportata presso l’ospedale Bufalini e le viene diagnosticata una crisi respiratoria acuta. Poco dopo, entra in coma. Muore dopo cinque giorni in sala rianimazione, lo scorso 21 aprile.

Ovviamente il marito non ci sta. Si fa assistere da un avvocato, sporge denuncia. Il pm Laura Brunelli della procura di Forlì inizia ad occuparsi del caso. Il gestore del ristorante asiatico, un uomo cinese di 37 anni, viene iscritto nel registro degli indagati per atto dovuto. Il corpo di Khadija viene sottoposto all’autopsia, i cui risultati definitivi si decideranno nel giro di circa due mesi. Non si sa ancora se il cibo mangiato e il decesso siano strettamente collegati. La donna marocchina non soffriva di alcun tipo di intolleranza alimentare, almeno secondo test clinici. Forse qualche ingrediente era avariato o mal conservato. Nel frattempo, una donna ha perso la vita per motivi estremamente futili. E inaccettabili.