ContraTenebras

La democrazia è uno dei dogmi più granitici ed intoccabili di quest’epoca e perciò sarebbe coraggiosa una profonda riflessione su di essa. Prima di tutto la democrazia si fonda sul consenso, perciò sui voti. Occorre quindi pensare a come questo consenso venga raggiunto. Innanzitutto il consenso viene attratto quando si incontra, più massivamente ed approssimativamente possibile, l’opinione pubblica. L’opinione è frutto di un’elaborazione mentale compiuta con i dati che vengono messi a disposizione. I dati, in questo caso, sono le informazioni; informazioni che all’elettorato arrivano in mille maniere: conversazioni con conoscenti, lettura di riviste e libri, ascolto di convegni e conferenze, lettura di giornali, comunicazione “internet” per “social network”; ma le più incisive rimangono la radio e, soprattutto, la televisione, la regina dell’opinione ufficiale.

Queste informazioni sono, quando non riguardano meteo, risultati sportivi e comunicazioni di servizio, per la maggior parte “taroccate” o perché si basano su dichiarazioni degli intervistati false, incomplete e ammorbidite per convenienza o perché vengono diffuse in modo parziale oppure fuorviante per coprire e consolidare l’autorità costituita o perché vengono censurate in quanto non gradite dai proprietari occulti o in quanto non confacenti ai desideri “mercantili” indotti nella popolazione. Su questo tipo di informazioni si fonda l’opinione pubblica e, conseguentemente, la classe politica dei democraticamente eletti, la quale dà sfoggio di sé ogni giorno, come ci si può rendere conto autonomamente. Dirigenza politica che si radica, forse ancor di più, grazie al consenso per scambio. Lo scambio può realizzarsi con tante modalità: attraverso la conoscenza diretta del candidato tramite la quale l’elettore auspica di fruire della benevolenza qualora il preferito riesca ed entrare nei luoghi di potere; attraverso la promessa di una riscossione per sé o per altri coi quali si è legati, ad esempio un posto di lavoro o di riconoscimento, una concessione edilizia, un contributo per la propria associazione od altro.

Nella storia della repubblica lo scambio, clientelare e consociativista, è stato da sempre colossale. La democrazia si è sempre caratterizzata così a partire dalla Democrazia Cristiana, continuando con il Partito Comunista Italiano, sino a sfociare nel Partito Socialista Italiano. L’infezione si è propagata ipertrofizzandosi sino ai nostri giorni con gli eredi di quei partiti. Ha raggiunto dimensioni spudorate con l’avvento di Renzi. Emblematici sono stati gli 80 euro al mese e le agevolazioni per pensionati e giovani emanati in prossimità degli appuntamenti elettorali: europee, amministrative, referendum costituzionale e sarà da aspettarsi qualcosa di analogo per le politiche dell’anno prossimo. Però a destra non si è illibati, anzi. Non si può dimenticare l’avvicinamento verso il centro e l’affiancamento all’unico pensiero ufficiale ammesso da parte dei transfughi che dal Movimento Sociale Italiano allegramente passarono, nell’ordine, ad Alleanza Nazionale, al Partito della Libertà, a Forza ed a Fratelli d’Italia. Si dovrebbe anche considerare che i velleitari proclami leghisti, venetisti, indipendentisti, secessionisti ed autonomisti altro non sono, in profondità, che il disperato tentativo di mantenere e di avvicinare ricchezza su di sé; anche questo è scambio, sebbene non si possa che essere consapevoli di quale corruzione insista su Roma e da lì si irradi su tutto il paese.

Ma in Veneto e nel centro destra si verifica un fenomeno, lobbistico, tutto nostrano e godereccio; in riferimento al carrozzone di voti trasportato dall’Associazione Culturale Caccia e Pesca che fa capo all’Onorevole Sergio Berlato, che ha pedissequamente seguito il percorso politico prima descritto, affluendo alla fine a Fratelli d’Italia, partito su misura per lui, che sa bene che non può permettersi, con il pur nutrito (è proprio il caso di scrivere) suo “codazzo”, di decidere il “bello ed il cattivo tempo” dentro la militanza veneta del Partito Democratico. Puntualmente ad ogni votazione agli iscritti all’Associazione Culturale Caccia e Pesca pervengono suggerimenti sulle preferenze. Nessun appuntamento elettorale né nazionale, né regionale, né provinciale, né comunale è immune dalla intromissione di Berlato tramite i suoi seguaci a buon mercato. Memorabile fu il periodo, prima delle elezioni politiche del febbraio 2013, quando affiggeva manifesti di propaganda del Partito della Libertà, movimento presso il quale militava ufficialmente, ma allo stesso tempo dava precise indicazioni di voto a favore di Cristina Carretta, candidata nell’occasione nella lista Fratelli d’Italia, movimento a cui Berlato passò di lì a pochi mesi.

Chi scrive, non è pescatore, né cacciatore, né animalista, vuole solo tracciare la linea di fondo alla quale una politica di stampo clientelare può arrivare. Qualcuno spieghi, una volta soddisfatte le istanze di durata dei periodi venatori e delle specie animali cacciabili, se movimenti di tal tipo possano possedere idee virtuose volte a proporre soluzioni alle più generali, vere e importanti questioni come la politica monetaria ed economica, il riscatto spirituale dei veneti e degli italiani, la loro sicurezza, anche sociale ed economica, e la invasiva immigrazione straniera, solo per citare quelle più emergenti. Dopo aver trattato sugli esponenti politici, fermiamoci, perché si dovrebbe passare a disquisire e a dare valutazioni, sui Signori Elettori, ma avendo già fatto capire quanto necessario, si provvede a stendere un pietosissimo velo d’oblio e di silenzio, offrendo loro un solo spunto sul quale meditare: non sempre ciò che piace fa anche bene.