La diciassettesima legislatura è ufficialmente finita. Dopo aver ricevuto a colloquio i presidenti di Camera e Senato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto per sciogliere le Camere e che fissa la data delle elezioni politiche per il prossimo 4 marzo. La campagna elettorale è ufficialmente cominciata. Nei 67 giorni che ci separano dal 4 marzo vedremo lo scontro tra i leader dei maggiori partiti politici entrare nel vivo. In un contesto frammentato dove tutti i sondaggi dicono che non ci sarà una maggioranza stabile in grado di governare sarà guerra all’ultimo voto.

La diciassettesima legislatura iniziò il 15 marzo 2013, e lo fece nel peggiore dei modi. Il Parlamento, letteralmente in panne e vittima di uno stallo politico, non fu in grado di raggiungere la maggioranza necessaria per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Un ampio numero di parlamentari chiese a Giorgio Napolitano di dare la sua disponibilità per un secondo mandato. E così, Napolitano divenne il primo Presidente nella storia della Repubblica a ricoprire tale carica per due mandati. Il Presidente tuttavia, data la sua età avanzata, si dimise dopo poco meno di due anni e al suo posto subentrò l’attuale Sergio Mattarella. Nel frattempo alla guida della legislatura era già avvenuto un cambio di governo. Il 28 aprile 2013, due mesi dopo le elezioni, il governo Letta prestò giuramento al Quirinale.

Intanto però Matteo Renzi, alias “il rottamatore”, scalava velocemente le gerarchie del Partito Democratico venendone eletto segretario l’8 dicembre 2013. Poco dopo Renzi scrisse su Twitter il famoso hashtag “Enrico stai sereno” per dire che nonostante la sua rapida scalata al vertice del partito di governo, l’ex sindaco di Firenze non era interessato ad andare a Palazzo Chigi e Letta sarebbe rimasto il Presidente del Consiglio. Come non detto. Due mesi dopo, il 13 febbraio 2014, la direzione nazionale del Pd approva una mozione di Matteo Renzi in cui si chiedono le dimissioni di Letta e la formazione di un nuovo governo. Morale della favola una settimana dopo Renzi si reca al Quirinale e accetta l’incarico di Presidente del Consiglio, diventando il più giovane a ricoprire tale carica che rivestirà fino al 7 dicembre 2016, giorno in cui, dopo aver preso atto del fallimento del referendum costituzionale, rassegnò le sue dimissioni. Al suo posto subentrò Paolo Gentiloni, attuale Presidente del Consiglio e che rimarrà tale fino all’insediamento del prossimo governo.

È stata quindi una legislatura guidata dal Partito Democratico ma ora il partito di Renzi si trova in una situazione parecchio scomoda. I sondaggi danno per primo partito il Movimento 5 Stelle (che è entrato di prepotenza in Parlamento proprio nella XVII legislatura) e il Pd, pur rimanendo saldamente il secondo partito, è in costante calo e addirittura, sempre secondo i sondaggi, il consenso attuale di Renzi è inferiore a quello di Bersani nel 2013. Insomma invece che andare avanti si è regrediti. Numerosi sono i fattori del recente declino del Pd. A partire dal protagonismo di Renzi che si è creato parecchi avversari dentro al partito, per poi passare alle politiche del Jobs Act che hanno suscitato numerose critiche presso l’ala sinistra del Pd capitanata da Bersani e D’Alema tra gli altri, infine il colpo di grazia del referendum.

Inoltre l’attuale Rosatellum, classico esempio di legge elettorale che serve unicamente per vincere le elezioni invece che per trovare una maggioranza che riesca a governare, premia le coalizioni e con la rottura dell’ala sinistra che ha fondato Liberi e Uguali, Renzi non sa più dove sbattere la testa per fare una coalizione che ottenga la maggioranza. Risultato: il grande minestrone del centro-destra è avanti nei sondaggi di ben dieci punti percentuali rispetto alla coalizione di centro-sinistra, composta dal Pd e da altri partitini di centro europeisti. Nel mezzo si piazza il Movimento 5 Stelle che da sempre corre da solo e che anche in questo caso non farà alleanze, almeno fino alle elezioni. I sondaggi lo danno al 28,2 %. È il primo partito ma ha otto punti in meno della coalizione di centro-destra. Insomma, molto facilmente il risultato delle elezioni sarà un pastrocchio variegato che non permetterà di creare un governo stabile. La coalizione di centro-destra, seppur avanti di pochi punti, è stata fatta per vincere le elezioni, non per governare, e quindi potrebbe scoppiare il giorno dopo il voto, se non prima. Le tensioni all’interno di essa, specialmente tra Forza Italia e Lega, ci sono ma per il momento si fa finta di niente e tutto viene nascosto sotto il tappeto.

Che dire dunque di questa legislatura? Darne un giudizio positivo è difficile. Un Parlamento incapace di eleggere il Presidente della Repubblica e che dopo mille fatiche è riuscito a nominare i giudici della Corte Costituzionale, per non parlare delle sceneggiate vergognose messe in atto dalle opposizioni e che hanno fatto scendere ulteriormente la credibilità del nostro organo legislativo. Poi ci sono stati i vari scandali che hanno coinvolto i membri del governo tra i quali il più recente è quello delle banche; il ricorso senza precedenti da parte dell’esecutivo al voto di fiducia, e il ruolo chiave giocato da delinquenti condannati più volte in primo grado per truffa e corruzione del calibro di Denis Verdini per far approvare la legge elettorale. È stata la legislatura con più donne in Parlamento e con la più bassa età media di sempre…piccoli contentini.

In questi quattro anni l’economia italiana è tornata a crescere e sono stati creati un milione di posti di lavoro. Bene, è una buona cosa, ma in questo caso il merito è della politica fino a un certo punto. Forse il più grande successo di questa legislatura è stato quello di porre un freno all’immigrazione incontrollata che proprio negli ultimi anni è salita alla ribalta del discorso pubblico. E per ironia della sorte questo merito va a Paolo Gentiloni, quello che quando arrivò a Palazzo Chigi gliene dissero di tutti i colori: staffetta, rimpiazzo, addirittura burattino di Renzi, ma alla fine il suo governo è stato anche più credibile di quello del giovane fiorentino. E chissà, forse in un contesto post-voto frammentato ed estremamente incerto, un governo Gentiloni Bis potrebbe mettere d’accordo tutti. Per il  momento però l’unica certezza è che il futuro immediato è oscuro, pieno d’insidie e interrogativi, mentre all’orizzonte s’intravede il pantano politico.