Sono molti gli studiosi che hanno indagato e tuttora si affannano ad indagare per darci ragguagli circa l’origine del Natale cristiano, circa la data del 25 dicembre, circa il Natale come evoluzione di antiche feste pagane, circa il nulla, dato che la gente non è così ignorante. Ancora oggi i sedicenti esperti ripetono, come stonati pappagalli al carillon, che Gesù non è nato il 25 dicembre: ci hanno fatto scoprire l’acqua calda.

Che Gesù non è nato il 25 dicembre lo sanno anche i più sprovveduti anzi, ripeterlo è così noioso come le telefonate dei call center che non vanno in pausa nemmeno in questo festoso periodo. La data è semplicemente liturgica: la Chiesa si è fatta un calendario, modellato sulla vita e sui misteri di Cristo, ed ha fissato la nascita di Gesù intorno alla fine di dicembre, per ragioni evidentemente simboliche, ossia dopo il solstizio d’inverno, quando la luce del sole comincia ad aumentare dopo il minimo dei giorni precedenti. Le connessioni col Sol invictus, che per alcuni rimanda al culto del dio Mitra ci sono, certo, ma ai cristiani del culto mitraico e dei culti solari non glien’è mai fregato più di tanto, questo è il punto, per il semplice fatto che i cristiani comiciarono a celebrare e celebrano tuttora la nascita di Gesù Cristo, ossia di quel Salvatore che in tanti passi messianici dell’Antico Testamento resta connesso con la luce e non certo con le tenebre… “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Isaia 9, 1 e seguenti) ripete la liturgia alla Messa della notte di Natale, tanto per dirne una; nel Vangelo di Luca il Messia Salvatore è presentato come Sole che verrà a visitarci dall’alto (Luca, cap. 2, nel cantico del Benedictus,) e Luce per illuminare le genti, (Luca, cap. 2, nell’episodio della Presentazione) tanto per dirne un’altra; e nel Vangelo di Matteo è annunziato da una stella… C’è poi un intero libro del Nuovo Testamento dove il motivo costante, fin dal suo grandioso prologo, è il contrasto tra le tenebre e la luce: questo libro è il Vangelo di Giovanni.

Che dire? Sotto a tutte le festività occidentali, come nel caso della festa del Natale e delle tradizioni natalizie, ci sono per forza usanze e consuetudini pagane, dato che l’occidente proviene dal cosiddetto paganesimo. Anzi, diciamolo una volta per tutte: il contesto pagano antico, tra tutti quello greco-latino, ci ha dato tutto, dal pensiero filosofico alla scienza alla matematica alla letteratura alle leggi al diritto alla giustizia. Ci ha dato tutto quello che siamo diventati oggi. Tutto. Usi, costumi e consuetudini. Roma “pagana” ci ha lasciato persino i nomi dei giorni della settimana che non riguardano Gesù Cristo o Maria Vergine o Santa Rita, bensì divinità pagane, quindi questi esperti che ogni anno cercano di illuminarci con litanie noiose e logorroiche, tirando in ballo il paganesimo come se fosse una carta nascosta e non ce n’eravamo accorti, come una svista storica o una bella cantonata per la nuova religione, si mettano l’anima in pace, perché noi veniamo dal contesto pagano, e lo sappiamo bene dato che non siamo cretini, veniamo dal pantheon greco-romano e prima ancora veniamo dalla civiltà etrusca, sannita, bruzia e chi più ne ha più ne metta.

Ad ogni modo i cristiani celebrano la nascita di Cristo ed è questo che ci interessa; che poi il Natale si carichi di usanze che nulla hanno a che fare con la Madonna, San Giuseppe ed il Bambinelo, ai cristiani francamente non interessa. I cristiani celebrano la nascita di Gesù Cristo, non celebrano la nascita di Mitra o del Sole o di altri personaggi. Portano in processione Gesù Cristo, la Madonna e i Santi, non il dio Marte o Minerva o Giove. Dicono Ave Maria piena di grazia, non Ave Minerva o Ave Giunone. E così ben venga l’albero addobbato a festa che rimanda al contesto pagano del nord Europa, ben vengano l’agrifoglio ed il vischio con tutte le loro simbologie; ben vengano gli auguri e, perché no, anche i regali; ben venga il falò della notte di Natale che, stavolta con gran dispiacere per gli studiosi passati e recenti che vedono Saturnali dappertutto, pare invece voglia ripetere la scena della natività abbozzata da Luca: “C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge” (Lc 2, 8).

La festa del Natale è così vasta e pregnante, che le usanze ereditate tornano, convergono, si incontrano e non potrebbe essere diversamente. Semmai c’è poco di cristiano in quella corsa sfrenata ai consumi, che è tutta moderna, e che caratterizza ormai le feste del Natale, e che nulla ha da spartire con le tradizioni e con lo spirito e col significato della nascita di Cristo: molti cosiddetti esperti (?) anziché sbraitare come checche isteriche contro il presepio, e cercare di demolire i simboli cristiani natalizi, ci vengano a raccontare il loro significato del Natale e perché lo festeggiano e che cosa festeggiano.