Alessandro Di Battista, deputato uscente del M5S, nel suo ultimo comizio ad Arcore, nel regno di Berlusconi, ha dichiarato che il cavaliere ha pagato Cosa Nostra.

Subito la replica di Berlusconi che annuncia una querela. Solo una? Di Battista ha detto la verità. Dovrebbe querelare anche i giudici che hanno sentenziato nero su bianco il suo rapporto con gli uomini d’onore. Che Marcello Dell’Utri, factotum di Berlusconi e senatore, sia stato il tramite tra l’imprenditore di Arcore e Cosa Nostra è acclarato nella sentenza definitiva che ha condannato Dell’Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Infatti la sentenza recita quanto segue: “La genesi del rapporto che ha legato l’imprenditore e la mafia con la mediazione di Dell’Utri, è rappresentata nell’incontro avvenuto nel maggio del 1974 (tra il 16 e il 29) a Milano cui erano presenti Gaetano Cina’, Dell’Utri, Stefano Bontate,  Francesco Di Carlo, Mimmo Teresi e Berlusconi. L’incontro aveva preceduto l’assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati (Villa S. Martino), così come riferito da Di Carlo ed aveva siglato il patto di protezione di Berlusconi”.

Una garanzia della protezione personale di Berlusconi e famiglia, mediante il pagamento di somme alla mafia tramite Dell’Utri. Erano gli anni dei sequestri al Nord e Berlusconi era stato minacciato al riguardo. Piuttosto che rivolgersi allo Stato denunciando il fatto, si rivolge all’amico Marcello che provvedeva ad organizzare un incontro con i suoi amici. Avere Mangano ad Arcore significava godere della protezione del Principe di Villagrazia Stefano Bontate.

Con Cosa Nostra favore chiama favore, così alla fine degli anni 70 Marcello Dell’Utri riceve 30 miliardi di lire del patrimonio illecito di Bontate, ne parla anche il pentito Nino Calderone, finito nelle casse fininvest attraverso le numerose società all’estero. I contatti tra Cosa Nostra e Berlusconi vanno avanti per oltre un ventennio. Subito dopo l’omicidio di Bontate, avvenuto nel 1981, Marcello Dell’Utri va a cercare appoggio presso i Corleonesi. E’ il traid d’union prima con Bontate e poi con l’ala delle famiglie vincenti della guerra di mafia.

Riina intercettato in carcere nel 2013, a colloquio con Alfredo Lorusso diceva: “Ma noi altri abbiamo bisogno di Giovanni Brusca per cercare Dell’Utri? Questo Dell’Utri è una persona seria. Berlusconi in qualche modo mi cercava, si era messo a cercarmi, mi ha mandato a questo. Gli abbiamo fatto cadere le antenne e non lo abbiamo fatto più trasmettere.” Probabilmente per costringerlo ad accettare le loro proposte, hanno oscurato le sue reti televisive.

Così Berlusconi, per la seconda volta, non si rivolge allo Stato ma scende a patti con la mafia. Riina sapeva anche dei rapporti tra i fratelli Graviano e Berlusconi. In una intercettazione Giuseppe Graviano, riguardo alle stragi di mafia, le definisce come un favore chiesto dal “Berlusca”, questo secondo l’interpretazione dei periti della Procura.

È notizia di poche settimane fa del ritrovamento di un appunto di Falcone sul conto di Berlusconi. Lo stesso Borsellino, in una intervista rilasciata a due giornalisti francesi, parla dell’imprenditore. Entrambi erano arrivati a Milano e alle imprese di Berlusconi utilizzate da Cosa Nostra, come lavatrici per ripulire i capitali illeciti. Non si dimentichi inoltre che Berlusconi ha iniziato la sua attività appoggiandosi alla Banca Rasini, dove sono stati accertate la presenza di conti di Sindona come di Riina e Provenzano.

Come è possibile che Berlusconi non conoscesse le amicizie di Marcello Dell’Utri? Come mai ha affidato Publitalia, la cassaforte Fininvest, proprio a Dell’Utri da poco dichiarata fallita? Un uomo, un imprenditore che ambisce ad entrare in politica come fece nel 1994, che si rivolge a Cosa Nostra per occuparsi della cosa pubblica stringendo patti con una associazione criminale in più di una occasione.

Berlusconi risulta indagato con Dell’Utri per le stragi del 1993. È lecito domandarsi come mai Dell’Utri sconti una pena definitiva in carcere mentre Berlusconi fa campagna elettorale. Se parlasse, a dovere, il fido Marcello, forse qualcosa cambierebbe ma, per ora, non l’ha ancora tradito.  Chissà se le continue richieste respinte di scarcerazione per motivi di salute possano farlo riflettere e decidere di collaborare.