1. Si chiama Rossana oppure Giovanna la fortunata signora che lavorando da casa guadagna 44 mila euro al mese oppure 35 mila o anche 28 mila, il che sempre un portento resta. Si tratta di un lavoro semplicissimo, alla portata di tutti, basta provare. La fortuna di Rossana oppure di Giovanna viene raccontata o, meglio, pubblicizzata sui grandi portali web come ad esempio msn oppure sulla pagina web che bisogna necessariamente aprire per andare a controllare la posta. Nessuno però dice che queste fortunate fantomatiche Rossana oppure Giovanna conducono in un labirinto che, al pari, il labirinto di Dedalo è solo una patetica bazzecola; in un meandro “internetico” dove non si capisce come si è entrati e come alla fine se ne uscirà, andando a planare da una finestra all’altra su pagine web incomprensibili. Alla fine si decide di rinunciare, chiudendo tutto, invidiando la fortunata Rossana oppure Giovanna che, beate loro, ce l’hanno fatta, e concludendo miseramente che si è davvero imbecilli se non si riesce a guadagnare manco mille euro al mese stando comodamente a casa cercando di mettere in pratica (per chi crede nei prodigi) l’esempio di Rossana oppure di Giovanna. E a chi non farebbe gola?

Accantonando queste ennesime pubblicizzazioni che offendono la dignità di chi un lavoro lo cerca sul serio, proviamo a farci una navigata sui siti web degli annunci di lavoro, tra tutti subito.it e kijiji, due siti on line pubblicizzati anche dalle televisioni a diffusione nazionale.

I call center la fanno da padrone, oggi ricercano 50 operatori, domani 30, dopodomani di nuovo 50, naturalmente sempre nella stessa città (!). Buona parte dei call center offrono servizi out bound, che tradotto in termini semplici significa telemarketing, che tradotto in termini ancora più semplici significa vendita via telefono. Altri sono in bound, che tradotto in termini semplici significa che non si deve telefonare a nessuno, non devi vendere niente a nessuno, ed è certamente la figura più ambita salvo poi la sorpresa al momento del colloquio laddove ti dicono che per adesso l’azienda ricerca operatori per servizi out bound, per cui reprimi a fatica l’impulso di prendere a schiaffi il dottore o la dottoressa di turno che sta tenendo l’ennesimo stupido beffardo colloquio collettivo, alzi le chiappe e te ne vai.

Poi ci sono i promoter, che significa andare a proporre un prodotto a scopo di vendita in genere nei grandi centri commerciali oppure trattasi di fare la promozione cioè la vendita porta a porta: naturalmente negli annunci più furbi non viene scritto vendita-porta-a-porta o nessuno si prenderebbe la briga nemmeno di aprire il link.

Un’altra costante sono gli animatori da crociera per la prossima stagione estiva (l’annuncio lo trovi a novembre data la complessità grandiosa dell’evento…).

In tutta questa selva ricchissima di lavoro e posti di lavoro garantiti e di soldi e di carriera e di promesse, pochi onesti mettono un numero di telefono per eventuali chiarimenti (ammesso che chiarimenti verranno dati), molti invece sono i disonesti che, contravvenendo alla legge Biagi, non mettono alcun riferimento. Sì, la legge Biagi 2003 n. 30, votata-varata-approvata-confermata e sigillata, che tra le altre cose vieta gli annunci di lavoro senza numeri di telefono e i dovuti  riferimenti di individuazione cioè senza il nome dell’azienda/datore di lavoro ossia vieta gli annunci in forma anonima. In questo i siti on line degli annunci si sono evoluti furbescamente poiché il povero cercatore viene catapultato ad inviare dati personali eccetera eccetera ad agenzie fantasma coi nomi più diversi, spacciate magari per agenzie interinali web, e il gioco è fatto.

Poi ci sono quegli annunci di lavoro dove non si capisce una virgola della figura ricercata in quanto il testo di ricerca del personale è basato su profili generici e non definiti se non addirittura incomprensibili: con un briciolo di intelligenza si capisce che in questi casi si tratta semplicemente di andare a fare il venditore di qualcosa…. Una figura, quella del venditore, non molto amata a onor del vero, e non già certamente per la vendita in sé, che è un lavoro come un altro, ma perché in questi circoli viziosi bisogna rendere un tot stabilito, un minimo, o si viene “eliminati”: insomma se non vendi quel minimo esatto, te ne vai a casa nel giro di pochi giorni, senza mai essere stato assunto nemmeno per un esiguo tempo determinato stile due mesi.  Capita sovente, poi, che il tipo di lavoro offerto (qualora si è così fortunati da aver trovato un annuncio con tanto di numero telefonico) verrà spiegato “in presenza” ovvero in una “sessione informativa”: anche questa volta, chi ha un briciolo di intelligenza ha capito che di vendita si tratta. Lasciamo stare poi i casi dove la truffa bell’e buona è sfacciatamente presentata sopra un piatto d’argento, ossia parliamo di quelle aziende/agenzie che richiedono al malcapitato spese iniziali per l’acquisto di software e strumenti simili indispensabili per svolgere poi al meglio il lavoro “offerto”.

Nessun organo di tutela interviene su tutte queste truffe e magagne a buon mercato, che vanno per esempio dal Multilivel Marketing (chi diventa socio deve procacciare a sua volta altri clienti) che si risolve alla fine in una catena di S. Antonio vietata per legge (legge 17 agosto 2005, n. 173) al famigerato lavoro da svolgere a casa previo pagamento di cauzione ed illegalità varie.

Domanda: Che ci stanno a fare i grandi portali web degli annunci dove il 70 per cento degli stessi si risolve in una autentica delinquenziale reiterata bufala? Risposta: Guadagnano. Guadagnano in primis con la pubblicità, poi con gli annunci premium, poi con la cosiddetta vetrina eccetera eccetera. Gli imprenditori, le aziende che mettono l’annuncio pagano anzi, esistono precisi programmi per l’azienda offerente con abbonamenti e costi variabili così che l’annuncio ogni sette giorni viene riposizionato in cima ai risultati. Altra domanda: Da chi provengono dunque i molteplici annunci fantasma e perché? Risposta: Ognuno se ne faccia una meditazione propria.

Domanda conclusiva: Chi ci rimette in tutto questo? Risposta: Ci rimette il povero disperato in cerca di lavoro, magari con figli da mantenere. Ci rimette il suo tempo. Ci rimette la sua speranza sistematicamente presa in giro. Ci rimette la sua dignità. Questi siti on line (ma il discorso vale anche per il cartaceo) non vengono controllati, lo sappiamo, lo sanno soprattutto tutti quelli che il lavoro lo cercano ma, si sa, il bisogno è tanto e l’autoumiliazione si ripete. Sarebbe auspicabile che le leggi intervenissero o, meglio, che venissero applicate, dato che le leggi in materia ci sono già. Ma siamo al solito ritornello italiano: le leggi ci sono ma non vengono applicate. Post domanda conclusiva: Ma nella situazione, che è all’ordine del giorno, di chi un lavoro non ce l’ha e non viene nemmeno tutelato nella sua dignità, che cosa dire in questi casi a chi di dovere? Risposta: Fate schifo.

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sono Rolando Mendicino, ho studiato Lettere, poi mi sono laureato in Scienze Teologiche a Roma. Attualmente sono insegnante elementare, italiano e matematica.