Con un drammatico ritardo, si torna alle urne e voglio subito dirvi che il 2017 è stato un anno orribile per i riformisti, attaccati da ogni parte dopo l’esito del referendum, disastroso per la gestione del dopo, più che per le pesanti dimensioni della sconfitta.

La legislatura andava interrotta lì, mettendo immediatamente l’accozzaglia del 59% di fronte alle sue responsabilità nei confronti del Paese, costringendola a dividersi in blocchi contrapposti ed a denudare l’inesistenza di un progetto comune.
Si è invece preferito tirare a campare, con il pretesto della mancanza di una legge elettorale in grado di assicurare governabilità, consentendo a populisti, sovranisti e criptocomunisti di organizzarsi e portare a termine una campagna di logoramento i cui effetti saranno esiziali per i destini del Paese.

Si respira, nel campo di chi ha sostenuto il governo, un’aria di rassegnazione alla sconfitta, un senso d’impotenza, una percezione di disfacimento che contrasta visibilmente con l’aggressività rabbiosa dei contestatori.
Dov’è il PD? Il suo zoccolo duro di militanti sembra evaporato ed irretito da cantori di diversità che gli rimproverano di non aver lottato contro le diseguaglianze, le emarginazioni, la povertà.

Il cdx è di nuovo sulla cresta dell’onda, denunzia a gran voce l’inadeguatezza del governo, senza pagare dazio per i suoi trascorsi fallimenti, avvalendosi di un incredibile deficit di memoria, attestato dai sondaggi.
Gli incompetenti grillini, che hanno una ridicola ed illetterata classe dirigente, pontificano
su tutto e si dicono pronti a prendere per mano il Paese, nonostante le penose esibizioni nelle quali si sono prodotti alla guida di grandi e medie città.
E la sinistra, affidata ad un rispettabile magistrato completamente digiuno di politica, elabora un dissenso distruttivo, evocando stereotipi di egualitarismo e collocandoli al di fuori del tempo e dello spazio.

Dopo 1000 giorni ed un anno orribile, che è stato scientificamente utilizzato per demonizzarli, la nostra debole ed incompiuta democrazia si avvia verso una drammatica stagione elettorale, che potrebbe chiudersi senza vincitori e prolungarsi a dismisura, alla ricerca di una soluzione, di una risposta, di un nuovo inizio.