“Alessandro Natta fu un uomo politico colto e appassionato, fortemente determinato nel sostenere le proprie idee e, al tempo stesso, capace di dialogo e di incontro con personalità di diversa matrice culturale. Nel giorno del centesimo anniversario della sua nascita desidero ricordarne la figura e il suo impegno per una sempre migliore attuazione dei principi sanciti dalla Costituzione repubblicana”. E’ quanto afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando il leader comunista.

“Gli anni della guerra e della liberazione videro la maturazione della scelta di vita di Alessandro Natta. Ufficiale di artiglieria, Natta venne ferito e imprigionato a Rodi dopo l’8 settembre perché rifiutò di sottostare al comando tedesco e di aderire al nazi-fascismo. Internato in Germania, la sua vicenda si legò alla resistenza delle centinaia di migliaia di militari italiani che seguirono la stessa sorte tra il ’43 e il ’45. I suoi scritti, con la testimonianza di quella prigionia, hanno contribuito a rafforzare il legame ideale tra la drammatica esperienza nei campi tedeschi e la lotta partigiana in Italia”.

“Nel partito comunista italiano – ricorda il capo dello Stato – portò la sua esperienza di combattente e la sua visione di una resistenza ampia e condivisa, in grado di fornire basi democratiche solide al percorso cui si avviava il popolo italiano. Formatosi alla Normale di Pisa, Natta ha sempre vissuto l’esperienza di partito come un grande impegno anche culturale, dando lustro al parlamento italiano, convinto della sua centralità nel nostro ordinamento”. “Assunse con grande misura la carica di Segretario del PCI nei difficili momenti che seguirono la improvvisa morte di Enrico Berlinguer e poi accettò di tornare ‘semplice frate’, come ebbe a definirsi, dando la misura della cifra morale della sua personalità e della dedizione alla politica come opera collettiva a servizio del Paese”, conclude Mattarella.