Il protagonista di queste ore è il procuratore di Arezzo, che ha raccontato una storia diversa da quella che la vox populi aveva ufficializzato. La narrazione, costruita dai demolitori di Renzi, dipingeva uno scenario di intrighi massonici, finalizzati alla perpetrazione di enormi ruberie e riconducibili alla figura di tale Boschi, genitore dell’omonima ministra e pistillo fondamentale del cosiddetto giglio magico.

Tale personaggio, vicepresidente della banca Etruria, oscuro istituto di credito della provincia toscana, veniva indicato come il maggiore responsabile del tracollo che aveva ridotto in miseria migliaia di risparmiatori truffati con la vendita di titoli spazzatura ed era stato causato dall’erogazione di prestiti milionari senza garanzie non restituiti dai beneficiari.
Il tutto con ricaduta sul governo dell’odiato Renzi, vero deus ex machina dell’atroce imbroglio, nonché protettore della giovane ministra, rimasta al suo posto, nonostante il monumentale conflitto d’interessi.

Istituita, a latere di un inedito e fragoroso scontro tra PD e governance di Bankitalia, una commissione d’inchiesta sull’operato delle banche, si è pervenuti all’audizione del procuratore capo di Arezzo, che ha, inopinatamente ribaltato la verità costruita dalla vox populi, scagionando Boschi dalle accuse che gli erano state indirizzate e sollevando dubbi sui comportamenti dei funzionari di via Nazionale.

Tutto chiarito? Neanche per sogno: i giornalini dei poteri forti, sempre convinti di avere il diritto di manovrare a proprio piacimento una politica debole e prona, corrono al capezzale di Bankitalia, delegittimano il magistrato, lo dipingono come una sorta di manutengolo di Renzi, alludono a sue commistioni con il governo, ne deturpano la credibilità.
Così il Paese di Pirandello e del Gattopardo continua ad essere se stesso ed a trastullarsi con le sue cento verità, perché questo assicura uno spazio a tutti ed impedisce che si liberino energie destabilizzanti.