Immagini scioccanti, da far rivoltare lo stomaco quelle che si sono viste nei telegiornali in questi ultimi tre giorni. Maltrattamenti e abusi su bambini dai 3 ai 5 anni da parte delle loro insegnanti nella scuola materna Janusz Korczak, l’educatore polacco di cui, in quella scuola, si applica il metodo. E’ considerata una scuola d’eccellenza, tanto da esserci delle liste d’attesa per iscrivere i propri figli. Per questo, se non ci fossero stati i video nessuno avrebbe avuto l’idea di quello che accadeva in quella classe, la L, l’ultima in fondo all’edificio. Forse sarà anche per questo motivo che nessuno aveva mai sospettato la gravità, dietro la porta chiusa, delle urla sovrumane con cui venivano minacciati i bambini. Istigati l’uno contro l’altro: “Dagli una sberla, ti do io il permesso, dagliela secca”, minacciati: “Ti faccio girare la testa al contrario”, “Ti faccio cadere tutti i denti”. Strattonati, trascinati a terra, messi in castigo a mangiare da soli in un angolo. Tra loro c’era anche un bambino disabile.

Eppure qualcuno testimonia che si sentiva urlare dalla strada. E certamente  non si poteva non udire nulla dai corridoi all’interno.

Lo sfogo di una madre: “C’è la mia figlia più piccola in quella classe e la più grande l’ha frequentata qualche anno fa. Mi viene da piangere a pensare in che ambiente sono cresciute, senza mai lamentarsi, senza mai raccontare nulla. Probabilmente non avendo avuto altre esperienze, credevano che quella fosse la normalità”.

Una apparente normale severità che pare abbia ingannato sia le colleghe, sia la  dirigente, sia il garante per l’infanzia del Comune di Vercelli, Paolo Pulcina che dichiara: “Io mi reco di tanto in tanto in quella scuola per curare un progetto di filosofia con i bambini. Non avrei mai immaginato comportamenti così gravi e gratuiti”.

La prima segnalazione è arrivata nel maggio scorso, quando una mamma si è presentata in questura raccontando di aver visto  una maestra strattonare per i capelli un bambino. Uno spunto, questo, che ha dato il via ad un’indagine della squadra mobile, coordinata dal pm Davide Pretti, che ha voluto analizzare l’intero complesso scolastico per rendersi conto della situazione. Ore ed ore di filmati visionati hanno portato alla luce 52 casi di maltrattamenti soprattutto di carattere psicologico, di cui una ventina particolarmente gravi e che sono stati oggetto di un’ordinanza di custodia cautelare per la quale sono state mese agli arresti domiciliari Maria Teresa Donà, Carmelina Capalbo e Luisita Cantù. La prima più severa agli occhi di tutti, che spesso se la prendeva anche con gli stessi genitori. La seconda probabilmente facendosi forte dei comportamenti della collega gridava ad un bimbo: “Ti faccio quello che ti fa l’altra”. La terza sembra avere una posizione più defilata rispetto alle altre due.

– La cosa più importante – spiega Rosanna Lavezzaro, questore di Vercelli – è che le indagini hanno interessato l’intera scuola e hanno permesso di intervenire con precisione chirurgica sulle insegnanti responsabili di questi fatti orrendi, scagionando completamente le altre colleghe. Nei prossimi giorni le maestre arrestate verranno interrogate e saranno convocate anche alcune famiglie, mentre i bambini saranno sentiti con il supporto dello psicologo.

Ma per queste creature così fragili e indifese la ferita che si porteranno dentro sarà ben difficile da rimarginare. Forse alcuni ce la faranno, altri no e prenderanno una brutta strada. L’unico commento che si può fare ad oggi, è che questi bambini rappresentano per l’intera società un futuro spezzato.