55 morti e 2 700 feriti. È questo il bilancio di un lunedì di sangue al confine tra Israele e la striscia di Gaza, secondo quanto riportato dal ministero della salute palestinese. Migliaia di civili si sono riversati sul confine per protestare contro l’inaugurazione dell’ambasciata americana a Gerusalemme. I manifestanti hanno lanciato pietre e sassi contro l’esercito israeliano schierato al di là del confine. Le forze armate dello stato ebraico hanno risposto nell’unico modo che conoscono uccidendo decine di civili palestinesi.

Si è trattato della giornata più sanguinosa dalla guerra del 2014 ma quella di ieri è stata solo l’ultima manifestazione di una serie di proteste cominciate lo scorso 30 marzo da parte della popolazione di Gaza. Israele ha sempre risposto aprendo il fuoco contro i manifestanti mietendo decine di vittime tra cui bambini e pure due giornalisti.

Contemporaneamente a Gerusalemme veniva inaugurata la nuova ambasciata americana. Lo spostamento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme venne annunciato dal presidente Trump lo scorso dicembre ma The Donald aveva già promesso tale trasferimento durante la campagna elettorale del 2016. Una mossa finalizzata ad ottenere il voto dell’elettorato cristiano conservatore, in particolare quello degli evangelici. Il presidente Trump non ha potuto essere presente alla cerimonia ma ha mandato in sua rappresentanza la figlia Ivanka con il marito al seguito. Jared Kushner non è semplicemente il marito della figlia di Trump ma ha anche un ruolo nell’amministrazione del presidente, ovvero quello di senior advisor. Kushner ha incontrato il primo ministro israeliano Netanyahu dopo l’inaugurazione dell’ambasciata.

Ivanka e Kushner sono stati accolti a braccia aperte con una cerimonia d’inaugurazione in pompa magna. Americani e israeliani si sono stretti la mano e abbracciati, scambiandosi sorrisi ed effusioni come solo amici di vecchia data possono fare. La delegazione americana faceva le moine con il governo israeliano il quale, proprio in quegli stessi attimi, stava massacrando decine di civili al confine con Gaza.

Israele ha giustificato i propri crimini affermando che è sacrosanto diritto di ogni stato difendere i propri confini. Difendere da chi? Quale minaccia rappresenta una folla di manifestanti armati di pietre e sassi raccolti per terra? Fossero bombe a mano o molotov, ma erano solo sassi! E l’esercito israeliano che fa? Tira al bersaglio uccidendo decine di civili tra cui alcuni bambini.

Ma ciò che è ancora peggio è l’inerzia dei governi occidentali che fanno finta di niente. In particolare gli Stati Uniti che vanno a stringere la mano al governo israeliano proprio mentre questo uccide a sangue freddo i manifestanti palestinesi. E i governi europei che dicono? E l’Unione Europea? Nulla. Silenzio assoluto. Al massimo qualche vaga affermazione in cui si proclama la moderazione ma in cui non si condanna fermamente Israele. A nulla è valsa la dura critica delle ong, tra cui Amnesty International, che in una nota sul suo sito web usa parole dure contro il governo israeliano.

Eppure, esattamente un mese fa, Stati Uniti, Francia e Regno Unito avevano punito il brutto e cattivo regime siriano con un raid aereo, per via del presunto uso di armi chimiche contro gli abitanti della città di Duma. Video, report delle ong e servizi giornalistici mostrano chiaramente civili, per giunta di un’altra popolazione, che vengono uccisi dalle forze armate israeliane. A quando i raid aerei su Tel Aviv? Anche il governo israeliano sta massacrando dei civili eppure Netanyahu non dovrà preoccuparsi di ripararsi dalle bombe americane, o britanniche, o francesi.

Quand’è che l’Occidente la smetterà con i suoi ultimatum della “linea rossa”? Quand’è che gli Stati Uniti la smetteranno di cercare legittimazioni morali per le proprie operazioni militari  quando allo stesso tempo stringono la mano ai governi alleati che perpetrano le stesse azioni che stanno combattendo? Non esistono “buoni” o “cattivi”, esistono solo governi “amici” e “nemici”. L’Occidente dimostra per l’ennesima volta tutta la sua lampante ipocrisia in politica estera. Quando deve condurre azioni militari contro un regime nemico si erge a paladino universale dei diritti umani, tuttavia non muove un dito quando i suoi amici violano apertamente tali diritti. La verità è che se sei amico dell’Occidente tutto ti è concesso, compreso uccidere civili, come sta facendo Israele, oppure causare la più grave crisi umanitaria del mondo, come sta facendo l’Arabia Saudita.